Progetto Internazionale Papa Alessandro IV

La sede della Mostra. Ex Chiesa di San Tommaso

CHIESA DI S. TOMMASO

    La chiesa di S. Tommaso, detta anche chiesa della Morte, si trova nel territorio della parrocchia di S. Maria Nuova - S. Lorenzo ed è parte di un complesso più ampio denominato Palazzo di S. Tommaso costruito  dalla potente famiglia dei Tignosi nell'XI secolo. La prima attestazione della sua esistenza è del 1099.  Indicazioni più dettagliate si hanno per il  secolo successivo quando la chiesa risulta soggetta all’Abbazia di S. Martino al Cimino.  In questi anni, gli avvenimenti che riguardano S. Tommaso, presto sottratta alla giurisdizione dell’abate, si legano all’opera del vescovo Matteo che - dietro sollecitazione di papa Gregorio IX - si impegna a ricomporre i dissensi tra i dignitari ed i canonici delle collegiate ed i cappellani delle chiese minori.

     Nel documento che definisce il compromesso raggiunto tra il vescovo e il clero il 4 aprile del 1236 si attesta l’intervento dei rappresentanti di S. Tommaso che, in quella data, risulta annoverata tra le chiese collegiate della città.  Il 1° ottobre 1290 la chiesa di S. Tommaso è di nuovo menzionata tra le più importanti di Viterbo per la concessione di indulgenze conferitele - grazie all’intercessione del vescovo Pietro - da papa Niccolò IV. 

 

     Alla fine del XIII secolo notizie sulla chiesa giungono dalle oblazioni che la stessa collegiata di S. Tommaso corrisponde alla Cattedrale e che concorreranno - unitamente alla munificenza di papi e cardinali allora residenti a Viterbo ed alle donazioni dei fedeli - ad arricchire ed ampliare la chiesa di S. Lorenzo.  Pochi anni dopo Viterbo conta oltre 60 chiese aperte al culto fra quelle urbane e quelle del contado. Nelle sue collegiate vivono circa 90 persone fra canonici e cappellani. Le rendite delle collegiate vengono accertate dal commissario Diotallevi nel 1344. In quest’anno S. Tommaso registra un'entrata di 88 lire e la presenza di 4 canonici. I documenti del XV secolo attestano ancora il favore che la chiesa riceve dai fedeli: un legato del 1466 è finalizzato “Pro tabula quae ad  presens conficitur” ed un cardinale nel 1507 la riceve in commenda mentre un contributo del Comune, concesso nel 1550, permette il restauro dell’edificio. Negli anni del Concilio di Trento la chiesa non è esente dalla riforma della circoscrizione ecclesiastica della città attuata dal vescovo Sebastiano Gualterio: la parrocchia di S. Tommaso è unita a quella di S. Lorenzo ed il titolo di collegiata le viene disdetto prima del 1566. La situazione migliora dieci anni dopo quando a sostenerla interviene la Confraternita della Orazione e Morte che riceve la chiesa, e poco dopo anche il portico, dal Capitolo di S. Lorenzo.

                           

    Verso il 1616 viene realizzata una nuova facciata della chiesa ricoprendo l’antica muraglia in pietra, otturando le bifore ed aprendo altre finestre e la porta per l’accesso all’oratorio, tutto mascherato sotto il biancastro intonaco uniforme, com’era stile dell’epoca. Più tardi la chiesa, rimasta povera di ornamenti, riceve in dono dal card. Francesco Maria Brancaccio uno splendido quadro, opera di Salvator Rosa (Arenella 115-Roma 1673) rappresentante L'incredulità di S. Tommaso, oggi al Museo civico. La chiesa, pericolante, viene chiusa al culto alla fine del 1800; il 20 dicembre 1937 passa sotto amministrazione dell’Opera pia patrimoni ex Arti e confraternite e viene restaurato il tetto. Alla fine degli anni ’70 del secolo scorso la chiesa, fino ad allora adibita a magazzino, viene transennata per il pericolo di crollo e rimane inutilizzata per molti anni, fino al restauro del 2000.

 

                            


ARCHITETTURA

    Dell’antica chiesa, che risale alla fine del secolo XI, non resta che il finestrone ogivale di cui si vede l’ossatura sul muro che guarda la piazza, la grossa colonna con capitello sull’angolo del fabbricato e il tortiglione di un portale nell’interno della chiesa.


    La facciata viene rifatta nel 1616 quando si ricopre l’antica muraglia di pietra otturando le bifore ed aprendo altre finestre, la porta per l’accesso all’oratorio e la chiesa vengono mascherati sotto un intonaco uniforme. Oggi la facciata si presenta in peperino con una caratteristica colorazione grigiastra e rossiccia; presenta un ingresso con scale e la grossa finestra ogivale, unica testimonianza rimasta dell’antica costruzione, restaurata nel 1932 ad opera del Comune. Il portale a tortiglione, che anticamente metteva in comunicazione la chiesa con il portico, è stato poi adattato all’ingresso laterale.
All’interno vi erano alcune pitture e la tazza di un’antica acquasantiera oggi conservata nella chiesa di S. Maria del Paradiso.  Alle già citate cappelle di S. Caterina e di S. Leonardo e dell’Annunziata, nel 1712 si unisce la notizia dell’altare di S. Michele Arcangelo. Da fonti più recenti, risalenti precisamente al 1941, si ha qualche notizia del campanile sul quale, in quella data, erano due campane: la maggiore risalente al 1760, l’altra al 1734.

 

ARTE

    All’interno della chiesa è documentata la presenza della tazza di una antica acquasantiera sulla quale compare la dicitura Petrus diaconus nepote ptr. Benedictus me fecit e sul capitello della massiccia colonna, che sembra abbia fatto parte di un portico ivi esistito, è raffigurato il giglio dei Tignosi.
Del quadro intitolato L’incredulità di san Tommaso, oggi al Museo civico, si dice che “il giovane artista [abbia dipinto] qui una delle sue più espressive figurazioni [di] quel vecchio apostolo che col pensiero diffidente e sospettoso, più che con la mano, sembra scrutare la ferita nel fianco del già quasi dimenticato maestro”.
 

      

    Altra opera descritta nella chiesa è uno stendardo raffigurante Il trasporto dei morti di peste attribuito al pittore Domenico Costa del quale però non si trovano ulteriori notizie. Tutte le opere documentate all’interno della chiesa, oggi conservate altrove, testimoniano la rilevanza e l’importanza che questo luogo deve aver avuto per gli abitanti della contrada e per i passanti che si recavano al Duomo.

     


    Scheda realizzata da Elisa Angelone per conto del Centro diocesano di documentazione per la storia e la cultura religiosa - Viterbo
Per gli approfondimenti si rimanda al sito www.centrodocumentazioneviterbo.it

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